Cos'è lo startup mindset e cosa differenzia una startup da una impresa qualsiasi?

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Spesso abbiamo sentito parlare di Startup Mindset, uno di quei concetti di cui tutti ne parlano ma nessuno sa davvero il significato. Possibile che non esista una traduzione in italiano che possa esprimere lo stesso concetto? Non possiamo semplificare il ragionamento e utilizzare termini tecnici nella nostra lingua?

Purtroppo no.

Se penso alla traduzione che più si avvicina a questo concetto direi “la mentalità di chi vuole avviare un’impresa” ma sarebbe troppo riduttivo. Se invece volessi semplificare direi invece “la mente dell’imprenditore” ma sarebbe una definizione troppo ampia.

La verità è che i valori e i principi del mondo startup sono nati negli Stati Uniti e conseguentemente le parole sono molto legate e radicate al contesto in cui nascono e si sviluppano e acquisiscono un significato intrinseco diverso da quello che assumerebbero nella traduzione verso la nostra lingua.

La difficoltà più grande è quella di dover affrontare la questione utilizzando parole italiane ma allo stesso tempo cercando di abbattere tutti quei preconcetti e quei significati che questi termini si trascinano nel nostro paese.

Differenze di Startup Mindset tra USA e Italia

Il differente approccio verso lo Startup Mindset tra USA e Italia risalta subito già solo facendo riferimento alle parole ‘startup’ e ‘startupper’.

In Italia, infatti, hanno assunto un significato, in alcuni casi, quasi negativo, a differenza di quanto accade negli USA. Gran parte dell’opinione pubblica identifica questa figura in quella dello studentello oppure nel pazzo visionario che più comunemente “vuole svoltare” o più semplicemente “vuole fare i soldi” ma questi significati sono lontani anni luce dal concetto di startup.

Interlocutore a cui parli, definizione di startup che trovi

Per fare un quadro d’insieme preciso bisogna dare alcune definizioni di base ed è proprio qui che inizia la parte più difficile. A seconda dell’interlocutore con il quale mi confronterò, il termine startup assumerà un significato diverso.

Ad esempio, se dovessi rivolgermi a un imprenditore classico, (per intenderci, colui che ha creato un business legato all’economia reale) mi ritroverò a dover identificare la parola startup come la nascita dell’azienda, ovvero la fase in cui vengono allocati i maggiori investimenti e in cui si cerca di creare la base del futuro business.

Nel concreto, prenderei un business plan con i costi e le potenziali entrate future e identificherei il momento di startup come quello in cui, durante i primi diciotto mesi, l’azienda dovrà investire e iniziare il ciclo produttivo e commerciale.

Diversa è invece la situazione se mi dovessi trovare a parlare con un imprenditore della Silicon Valley. Attualmente, infatti, esiste una vera e propria scuola di pensiero legata all’approccio del cosiddetto Lean Startup.

Questo infatti fu illustrato da Eric Ries, ispirandosi a sua volta ad un’altra cultura aziendale nata molto tempo prima in Toyota grazie a Taiichi Ohno e Shigeo Shingo, ovvero il Lean Manufactoring (o “produzione snella” in italiano).

Pertanto la definizione specifica che questo approccio dà alla parola startup è quella di “un’istituzione fatta di persone che hanno l’obiettivo di creare nuovi prodotti e servizi in condizioni di mercato di estrema incertezza”.

Dunque qual è il punto focale di questa visione? L’incertezza.

Ma di che tipo di incertezza si sta parlando? È ovvio che tutti i business hanno un grado di rischio legato alla possibilità che le cose non vadano per il verso giusto e che i clienti non comprino i nostri prodotti ma questo è il classico rischio imprenditoriale.

Ma cos’è quindi una startup?

Per potervi spiegare più nello specifico cosa sia una startup vi propongo un altro gioco. Proviamo a chiedere a Paul Graham di spiegarci cos’è una startup dal punto di vista di colui che guarda le startup dal punto di vista dell’investimento e soprattutto del ritorno sull’investimento. In questo scenario l’aspetto più importante è rappresentato dalla crescita.

Secondo una delle più famose definizioni di Paul Graham una startup è un’azienda progettata per crescere in fretta.

Non basta quindi avviare una nuova azienda per definirsi una startup. Per definirsi tale non è nemmeno sufficiente lavorare su una tecnologia specifica, o aver ricevuto un finanziamento da parte di un angel investor o un venture capital e neppure aver studiato a tavolino alcune strategie di exit.

L’unica cosa veramente essenziale che definisce una startup è la crescita. Tutto ciò che viene associato al concetto di startup dovrebbe avere a che fare con la crescita.

Il potere di una startup è la sua crescita nell’incertezza

Come avrai ormai compreso, non esiste una definizione univoca e comunemente accettata della parola startup. Tutti hanno ragione e tutto è ancora in corso d’opera e sta ancora prendendo forma.

È probabile che fra cinquant’anni i libri di storia diano una forma più definita a tutto quello che sta accadendo in questo momento, ma ciò che più risalta allo stato attuale delle cose è che sta nascendo il mondo in cui andremo a vivere tra vent’anni e sarà completamente diverso da come lo abbiamo conosciuto negli ultimi cinquecento.

Ehi, sveglia! Siamo sulla giostra e ancora non ce ne siamo accorti.

Differenza tra startup e azienda

Per essere più chiaro nella spiegazione della differenza tra startup e azienda inizio con il farti alcune domande: “come ascolti la musica oggi? ” o “come prenoti le tue vacanze?”.

Analizzando gli scenari attuali e studiando ciò che ci aspetta nel futuro dobbiamo capire che fare startup è diverso dal fare un’impresa. Il fatto che la startup possa trasformarsi e diventare quello che oggi assomiglia ad una big company è naturale ed è nella logica dei fatti, ma il DNA e le motivazioni che spingono alla creazione di una startup sono differenti.

Durante un’intervista, alla domanda “che cos’è Apple oggi?”, Steve Jobs rispose “è la più grande startup del pianeta”.

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