Incentivi fiscali startup: cosa cambia nel 2026

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Chi investe in startup e PMI innovative in Italia nel 2026 si trova davanti a un quadro di incentivi fiscali startup molto diverso da quello del 2025. Il sistema che per anni ha sostenuto la raccolta di capitali privati nel venture capital si è ristretto, e le regole del gioco sono cambiate in modo concreto.

Fino all’anno scorso gli investitori contavano su due canali: una detrazione IRPEF o deduzione IRES del 30% sugli investimenti in startup e PMI innovative, e una detrazione rafforzata al 65% in regime de minimis riservata alle startup innovative. Dal 1° gennaio 2026, il primo strumento non è più operativo. Gli incentivi fiscali startup 2026 hanno quindi un perimetro ridotto, con effetti diretti su chi raccoglie capitali, su chi li investe e sulle imprese innovative che cercano risorse per crescere.

Perché la detrazione del 30% non è più disponibile

La detrazione ordinaria del 30%, disciplinata dall’articolo 29 del D.L. 179/2012, era classificata come aiuto di Stato e necessitava dell’autorizzazione della Commissione europea per restare operativa. Quell’autorizzazione è scaduta il 31 dicembre 2025. Il Governo non ha notificato in tempo la richiesta di proroga, e la Legge di Bilancio 2026 non ha previsto alcun intervento sostitutivo.

Dal 1° gennaio 2026, quindi, chi investe nel capitale di startup o PMI innovative non può più accedere al 30%. Questo vale sia per gli investimenti diretti sia per quelli tramite OICR o società che investono prevalentemente in imprese innovative. Un investitore che nel 2025 avrebbe ottenuto fino a 300.000 euro di risparmio fiscale su un milione investito, oggi non ha più quello strumento a disposizione.

C’è un nodo giuridico aperto: se la Commissione europea autorizzasse una nuova proroga nel corso del 2026, le operazioni concluse nel frattempo potrebbero — in teoria — essere coperte retroattivamente. Ma non è un esito da dare per scontato. La lettura più prudente, ad oggi, tratta il 30% come regime cessato ai fini della pianificazione fiscale.

Detrazione startup innovative 65%: cosa resta nel 2026

L’incentivo che resta chiaramente operativo è la detrazione IRPEF del 65% in regime de minimis per chi investe nel capitale di rischio di startup innovative. La misura è destinata alle persone fisiche e può riguardare investimenti effettuati direttamente oppure tramite OICR o società che investono prevalentemente nel capitale di rischio di startup innovative. L’investimento massimo detraibile è pari a 100.000 euro per ciascun periodo d’imposta e deve essere mantenuto per almeno tre anni. Nel 2026 gli incentivi fiscali startup restano quindi concentrati soprattutto su questa misura, che però è più selettiva rispetto al passato.

Dal 18 dicembre 2024, inoltre, la disciplina è stata resa più selettiva: la detrazione al 65% si applica alle sole startup innovative fino al terzo anno di iscrizione nella sezione speciale del Registro delle Imprese. La startup beneficiaria deve presentare, prima dell’investimento, un’istanza sulla piattaforma MIMIT dedicata agli incentivi fiscali in regime de minimis. La misura è concessa nell’ambito del regolamento europeo de minimis, che prevede per l’impresa destinataria il rispetto del relativo plafond di aiuti.

Un altro punto importante riguarda la capienza fiscale. A decorrere dal periodo d’imposta 2024, quando la detrazione spettante supera l’imposta lorda, l’eccedenza può essere trasformata in credito d’imposta, utilizzabile in dichiarazione oppure in compensazione tramite modello F24. Su questo aspetto è intervenuta anche l’Agenzia delle Entrate, chiarendo che il meccanismo è accessibile anche ai contribuenti in regime forfettario

PMI innovative 2026: nessun incentivo fiscale specifico

Per le PMI innovative il quadro è meno favorevole. La detrazione IRPEF in regime de minimis del 50% per chi investiva in queste imprese era prevista solo fino al 31 dicembre 2024. La stessa documentazione parlamentare aggiornata segnala infatti il 31 dicembre 2024 come termine ultimo per la fruizione di quel beneficio.

Di conseguenza, per i nuovi investimenti effettuati nel 2026 in PMI innovative non risulta oggi disponibile una detrazione specifica in regime de minimis legata allo status di PMI innovativa.

Se a questo si aggiunge il fatto che l’incentivo ordinario del 30% non risulta al momento fruibile, il risultato è che la fase di crescita e consolidamento delle PMI innovative appare molto meno assistita sul piano fiscale rispetto all’early stage delle startup innovative.

Questo è uno dei punti più delicati del 2026: il sistema continua a riconoscere una leva fiscale forte sulla fase iniziale di alcune startup innovative, ma offre meno supporto alla fase successiva, quella in cui l’impresa ha già validato il prodotto, genera ricavi e cerca capitali per scalare.

Cosa cambia per chi raccoglie capitali e per chi investe

Per chi raccoglie capitali, il cambiamento è prima di tutto strategico. Nel pitch agli investitori non è più corretto presentare il 30% come incentivo disponibile in modo generalizzato.

Il vantaggio fiscale ancora utilizzabile è più ristretto: riguarda le persone fisiche, si concentra sulle startup innovative, richiede il rispetto del perimetro de minimis e si applica entro limiti quantitativi e temporali precisi.

Per chi investe, questo significa che nel 2026 la verifica preliminare diventa ancora più importante. Prima di chiudere l’operazione conviene controllare almeno quattro elementi: che la società sia effettivamente una startup innovativa; che rientri ancora nel limite del terzo anno di iscrizione; che sia stata presentata l’istanza MIMIT prima dell’investimento; che vi sia capienza residua nel quadro de minimis. In assenza di questi presupposti, il beneficio al 65% può non spettare.

Va ricordato anche che il coordinamento tra incentivo ordinario e incentivo de minimis è stato interpretato in senso alternativo e non cumulativo. Proprio per questo, nel contesto 2026, l’attenzione si sposta quasi interamente sulla corretta strutturazione dell’operazione agevolabile al 65%, dato che il 30% non risulta oggi uno strumento su cui costruire la pianificazione fiscale ordinaria del round.

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Conclusione

Nel 2026 il sistema degli incentivi fiscali per startup e PMI innovative è più limitato, concentrato soprattutto nelle fasi early stage e condizionato dai vincoli europei. Questa discontinuità normativa non incide solo sull’entità dei benefici. Incide anche sulla stabilità del quadro di riferimento, che per chi investe conta quanto l’incentivo fiscale stesso.

In assenza di una strategia coordinata con il contesto europeo, il tema non riguarda solo una possibile riduzione degli investimenti. Riguarda anche la capacità dell’Italia di restare competitiva rispetto ad altri Paesi che stanno rafforzando i propri strumenti per attrarre capitali verso l’innovazione. Per chi opera nell’ecosistema startup, che si tratti di un founder in fase di raccolta, di un investitore che valuta nuove operazioni o di un consulente che affianca l’impresa, capire bene il quadro attuale è ormai una necessità operativa.

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