Venture capital: il governo stanzia un miliardo sull’AI

Il venture capital italiano si trova al centro di una svolta istituzionale senza precedenti: il 10 giugno 2026 il Consiglio dei Ministri ha approvato i decreti attuativi della Legge 132/25 sull’intelligenza artificiale, destinando fino a 1 miliardo di euro del Fondo di sostegno al venture capital a startup e PMI attive in AI, cybersicurezza e tecnologie emergenti. Non è un bando con domande dirette: è un impegno strutturale sul capitale di rischio che ridisegna le opportunità per i founder italiani che costruiscono prodotti AI. Il decreto del 10 giugno: cosa cambia per il venture capital italiano I decreti approvati in via preliminare dal Consiglio dei Ministri n. 117 intervengono su cinque aree: formazione obbligatoria, tutela dei lavoratori, regole per sanità e giustizia, governance nazionale e investimenti nell’ecosistema. Per le startup, tuttavia, l’elemento più rilevante è il terzo pilastro: il finanziamento strutturale attraverso strumenti di venture capital. Il pacchetto prevede nel dettaglio: Il decreto introduce anche obblighi normativi per chi sviluppa o usa sistemi AI. Se vuoi capire cosa cambia sul fronte della compliance, li abbiamo trattati in dettaglio nell’articolo AI Act per startup: obblighi, scadenze e rischi. Questo articolo si concentra invece sul lato opposto, ossia il capitale disponibile e come accedervi. Per le startup in cerca di capitali, il governo ha scelto il venture capital come strumento. Ne deriva che l’accesso ai fondi passa attraverso i gestori VC che operano con mandato CDP, e non attraverso portali governativi. Quanto vale davvero il fondo da 1 miliardo? Il miliardo dell’articolo 23 non è liquidità immediata per singole domande ma piuttosto un impegno che scorre attraverso il Fondo di sostegno al venture capital: lo strumento con cui il MIMIT co-investe in fondi privati, amplificando il capitale privato con quello pubblico. In termini pratici, i 20 fondi già attivi con CDP riceveranno risorse aggiuntive per investire nelle filiere prioritarie. Per una startup early stage, pertanto, il percorso è indiretto: qualificarsi per i fondi VC che gestiscono questo capitale, non presentare una domanda su un portale. La struttura degli strumenti attivi è descritta in dettaglio nell’articolo su CDP Venture Capital: cos’è e come funziona. I settori e le tecnologie finanziate Il governo ha finanziato l’AI identificando verticali tecnologici specifici e rendendoli espliciti, nominando sei startup come esempi nella comunicazione ufficiale del 15 giugno 2026. Settore Tecnologia Startup citata Robotica umanoide AI per sistemi fisici autonomi Generative Bionics (IIT Genova) Quantum computing Algoritmi quantistici per farmaci Algorithmiq Guida autonoma AI per mobilità senza conducente Allsides Fotonica / HPC Fotonica per high-performance computing CamGraPhIC / 2D Photonics AI verticale enterprise IA applicata a contesti specifici Niulinx, Smartness Cybersicurezza AI per difesa infrastrutture critiche Polo SophIA La tabella indica dove si concentrerà il capitale di rischio nei prossimi anni e, di conseguenza, dove i founder hanno maggiori probabilità di trovare interesse da parte dei fondi attivi. Per chi sviluppa agenti AI per aziende B2B, la categoria “AI verticale enterprise” è quella con il perimetro più ampio e quindi il maggior numero di startup potenzialmente eleggibili. Le sei startup che il governo porta a esempio Tutte e sei condividono tre caratteristiche: sono portfolio di CDP Venture Capital, operano in settori ad alta intensità tecnologica e hanno dimostrato capacità di attrarre capitali internazionali. Generative Bionics: spin-off dell’Istituto Italiano di Tecnologia di Genova guidata da Daniele Pucci, lavora sulla robotica umanoide con pelle tattile. Algorithmiq applica algoritmi quantistici allo sviluppo farmaceutico. Allsides opera nella guida autonoma. CamGraPhIC sviluppa fotonica per l’high-performance computing. Niulinx e Smartness rappresentano l’AI verticale applicata a contesti enterprise. Per le startup AI che costruiscono su modelli agentico-autonomi, il segnale è che il governo guarda a soluzioni con impatto misurabile in settori regolamentati piuttosto che a prodotti AI generici. Come accedono le startup AI al venture capital? Il percorso non è diretto. L’accesso al capitale previsto dall’articolo 23 avviene attraverso due canali principali, entrambi mediati da operatori privati selezionati da CDP. Il primo è il Fondo Artificial Intelligence di CDP Venture Capital, già operativo, che investe direttamente o in co-investimento con fondi terzi nelle filiere prioritarie. Il secondo sono i sandbox regolatori, che permettono di testare soluzioni AI in sanità, trasporti e PA prima dell’approvazione formale, riducendo il rischio regolatorio nelle fasi di sviluppo. Per una startup AI in fase early, il percorso operativo è il seguente: Per capire come dimostrare l’efficacia operativa agli investitori, è utile partire dalle automazioni AI nei processi interni della startup, una leva che i fondi VC valutano come proxy della maturità tecnologica del team. Il ruolo di CDP Venture Capital Con oltre 300 milioni già allocati in startup AI e 20 fondi attivi, CDP Venture Capital è il principale operatore pubblico nell’ecosistema italiano. Gestisce sia investimenti diretti sia co-investimenti con operatori privati. Per le startup in cerca di capitali, è il punto di ingresso principale nel sistema di venture capital pubblico-privato che il decreto del 10 giugno ha ulteriormente rafforzato con un miliardo aggiuntivo da dispiegare nel prossimo triennio. Il contesto: un ecosistema che vale già 1,8 miliardi Il decreto si inserisce in un mercato già in accelerazione. Il mercato italiano dell’AI ha raggiunto 1,8 miliardi di euro nel 2025, con una crescita del 50% rispetto al 2024 (fonte: comunicato CdM n. 117, 10 giugno 2026). Parallelamente, il 71% delle grandi imprese italiane ha avviato almeno un progetto AI ma meno del 10% delle PMI ha adottato l’AI in modo strutturato (Osservatorio AI, Politecnico di Milano). Il gap tra grandi imprese e PMI è, paradossalmente, la principale opportunità per le startup: un mercato B2B quasi interamente da presidiare. L’ecosistema startup italiano mostra una concentrazione in Lombardia, Lazio e Veneto che riflette la distribuzione degli hub di ricerca e dei fondi attivi. Cosa significa per un founder che sviluppa AI oggi Il decreto non trasforma il mercato dall’oggi al domani. Tuttavia, segnala una direzione precisa: il governo italiano ha scelto il venture capital come leva strutturale, non i contributi diretti. Di conseguenza, le startup che vogliono accedere a questo capitale devono presentarsi con le metriche che i fondi VC cercano:
Casa delle Tecnologie Emergenti di Roma vince allo Smart City Expo 2025 di Barcellona

La Casa delle Tecnologie Emergenti di Roma è il cuore dell’innovazione urbana nella Capitale: un’infrastruttura che coordina bandi, sperimentazioni e PoC con startup e partner industriali, trasformando i bisogni della PA in progetti validati sul campo. A novembre 2025, la vittoria di Roma allo Smart City Expo World Congress 2025 conferma la solidità del modello CTE e il suo impatto su mobilità, sicurezza, turismo e sostenibilità. Roma vince il World Smart City Award 2025: cosa c’è dietro il successo Roma ha appena conquistato il World Smart City Award 2025 a Barcellona, nella cornice internazionale dello Smart City Expo World Congress. Non è un trofeo di rappresentanza: è la conferma di una traiettoria chiara, in cui la tecnologia non è un obiettivo, ma uno strumento per migliorare la vita delle persone. Il progetto premiato, “Rome: the City is transforming”, racconta una Capitale che sperimenta senza perdere identità, che coordina pubblico e privato con metodo, e che misura l’impatto sul campo. Cos’è la Casa delle Tecnologie Emergenti di Roma e come funziona Al centro di questa storia c’è CTE Roma – Casa delle Tecnologie Emergenti: un programma che in quattro anni è passato dall’essere un’idea su slide a un ecosistema riconosciuto a livello internazionale. CTE Roma ha definito un modello operativo pionieristico: call tematiche, Proof of Concept (PoC) con gli uffici dell’amministrazione, metriche chiare e una regia che facilita l’incontro tra bisogni pubblici e capacità innovative delle startup. È co-creazione vera, con la PA che diventa cliente pilota e partner di validazione. Di seguito presentiamo le startup che oggi animano l’ecosistema CTE, organizzate per cluster. Per ognuna, una breve descrizione della proposta di valore e del perché è strategica per una città che punta su sicurezza, sostenibilità, mobilità, cultura, inclusione ed educazione. Perché il modello della Casa delle Tecnologie Emergenti di Roma funziona Il risultato è una Capitale protagonista, che rende la collaborazione pubblico–startup un asset competitivo per l’Italia. Il premio di Barcellona certifica ciò che a Roma si vede ogni giorno: l’innovazione funziona quando è concreta, misurabile e condivisa. In sintesi, il modello della Casa delle Tecnologie Emergenti di Roma funziona perché: definisce la domanda pubblica prioritaria; seleziona soluzioni pronte alla sperimentazione; esegue PoC rapide con KPI misurabili; abilita l’adozione tramite procurement e scale-up; attiva una comunità che ha bisogno delle innovazioni sviluppate. Le startup dell’ecosistema della Casa delle Tecnologie Emergenti di Roma Di seguito presentiamo le startup che oggi animano l’ecosistema CTE, organizzate per cluster. Per ognuna, una breve descrizione della proposta di valore e del perché è strategica per una città che punta su sicurezza, sostenibilità, mobilità, cultura, inclusione ed educazione. Impact Smart Mobility Tourism Safety & Security Education Social Inclusion & Entertainment Il ruolo di Peekaboo nell’ecosistema della Casa delle Tecnologie Emergenti di Roma Come Peekaboo, siamo orgogliosi di supportare CTE Roma sin dal suo avvio, contribuendo a strutturare processi, selezionare progetti e accelerare la trasformazione dal prototipo al valore pubblico. La strada è segnata: Roma innova, coopera e guida il cambiamento. E adesso, più che mai, fa scuola in Europa. Peekaboo supporta le amministrazioni nel definire la domanda di innovazione, selezionare le migliori soluzioni e accompagnare le startup nella costruzione di esperimenti ad alto tasso di apprendimento. Se vuoi capire come applicare questo approccio nella tua organizzazione, leggi la nostra guida completa all’open innovation e, se sei una PMI, l’approfondimento su Open Innovation per PMI.
News sull’ecosistema startup italiano

Ecco le principali tendenze del mercato delle startup italiane: sostenibilità, collaborazione con aziende tradizionali e inclusione. Scopri come queste tendenze stanno plasmando il futuro delle startup italiane.